Nella sua essenza la fotografia non è altro che governare degli effetti di luce.

Ma non è mica semplice! Ci vuole occhio, allenamento e un po' di sensibilità....

indice 

Lo spettro comatico

La percezione del colore

Le pellicole

Flash e illuminatori

Camera oscura e camera chara

Slide show

Lo spettro cromatico

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Applet © Alessandro Fronte e Java Boutique

La luce visibile, proveniente dal sole o dalle sorgenti artificiali, è una miscela di radiazioni elettromagnetiche di lunghezza compresa fra 400 e 700 nanometri (miliardesimi di metro).

La luce solare visibile ha una distribuzione d'intensità pari a quella della radiazione emessa da un corpo alla temperatura di circa 6000° centigradi.

L'insieme di tutte le frequenze luminose a 6000° sono percepiti dall'occhio umano come "luce bianca"; cioè il "bianco" è la somma di tutte le frequenze del visibile; se manca qualche frequenza, il colore cambia.

Alle lunghezze d'onda più corte la luce è percepita dall'occhio come blu; man mano che la lunghezza d'onda aumenta, la luce viene percepita come verde, a metà spettro, e poi rossa.

Variando la quantità di luce in queste tre frequenze, si ottengono tutti gli altri colori; questo modo di percezione viene detto "sintesi additiva del colore". Qui a fianco potete vedere come funziona spostandi i cursori!

Quando la luce giunge sulla superficie di un corpo la luce viene in parte assorbita (e si trasforma in energia termica, calore) e in parte riflessa; la parte che viene riflessa è percepita dall'osservatore come il "colore" del corpo.

A diversità di luce incidente, sarà diversa la luce riflessa e quindi il colore del corpo può cambiare.

L'occhio umano compensa con la memoria queste variazioni di colore, le pellicole no!

 

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La percezione del colore

L'occhio
L'occhio è lo strumento del corpo che è sensibile alla luce, ma chi vede è il cervello.

Nella visione il cervello compensa continuamente le dominanti cromatiche e quindi fa si che un foglio di carta bianco lo vediamo tale sotto il cielo blù di una giornata di sole in alta montagna o davanti a una lampadina che ha in realtà una forte dominante rossa.

Questa capacità della mente all'adattamento cromatico è essenziale nella vita di tutti i giorni, ma scomoda quando si deve fotografare: non si sa mai infatti qual'è il colore vero delle cose o delle persone che si stanno per fotografare.

Le pellicole

Il film colore è costituito da tre strati sensibili a diverse frequenze di radiazione luminosa.
Il punto essenziale è che se il cervello compensa le dominanti cromatiche, le pellicole non lo possono ovviamente fare; la pellicola registra quindi fedelmente l'effettiva radiazione presente in quell'istante. Accade così che in una giornata luminosa in montagna, anche se voi vedete "bianco", tutto apparirà lievemente bluastro, oppure che il "bianco" delle vostre pareti di casa la sera sarà terribilmente giallo.

Per i film negativi la cosa si corregge decentemente in stampa, per le dia no!


I sensori digitali

Il sensore digitale è costituito da una schiera di piccolissimi elementi sensibili alla luce: i pixel.

I pixel sono disposti uno di fianco all'altro alternativamente sensibili al rosso, al blu e al verde con una logica simile a quella delle pellicole.

La differenza sta nel fatto che attraverso software di analisi cromatica, è possibile bilanciare le dominanti cromatiche in modo da avere una risposta simile a quella del cervello umano.

In più, attraverso il software vengono operate complicate calcoli di interpolazione per massimizzare la cattura dei particolari dell'immagine e renderla nitida.

 

 

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Le pellicole

Parliamo di pellicole a colori, per stampe o invertibili per diapositive. Per il banco nero (mio amato, tanti anni fa) mi limito a poche note, tanto ormai è cosa da impallinate pazze...

Le pellicole sono realizzate essenzialmente stendendo su un supporto di celluloide una serie di strati sensibili alle diverse frequenze luminose e separati fra loro da strati che fungono da filtro e antialone.

La sensibilità alla luce è ottenuta via dei cristalli, gli alogenuri di argento, che hanno la caratteristica di ossidarsi se colpito da fotoni. Tanto più i cristalli sono grandi, tanti meno fotoni servono per ossidare il cristallo, ovvero aumenta la sensibilità della pellicola alla luce.

Una volta esposta alla luce la pellicola non mostra evidenti cambiamenti fisici - si dice che l'immagine è "latente"; per rivelare l'immagine rimasta impressionata servono una serie di processi chimici piuttosto complicati ma il cui cuore è quello di trasformare l'alogenuro d'argento ossidato in argento metallico, di togliere via gli alogenuri non impressionati e di fissare il tutto sulla superficie del supporto di celluloide.

La pellicola così sviluppata ha immagine negativa; ripercorrendo il processo al contrario viene impressionato un foglio di carta, su cui è stato steso uno strato di materiale sensibile, che sviluppato darà l'immagine finale a stampa.

 

Sensibilità

La prima caratteristica delle pellicole è la sensibilità, ovvero la capacità di reagire più o meno alla luce.

A parità di condizioni di illuminazione, tanto più una pellicola è sensibile, tanto tanto più breve sarà il tempo di esposizione necessario oppure si potrà tenere più chiuso il diaframma.

Poiché l'aumento di sensibilità è ottenuto stendendo granuli di alogenuro d'argento più grossi, più le pellicole sono sensibili più il fatto che l'immagine è costituita da granuli potrà essere evidente. Inoltre all'aumento della sensibilità diminuisce il contrasto e la saturazione del colore.

Le macchine moderne sono in grado di riconoscere automaticamente la sensibilità della pellicola attraverso un apposito codice presente sul contenitore della pellicola: il codice DX; qui di fianco la tabella di decodifica.

 

Temperatura colore e filtri di compensazione cromatica

La luce che arriva ai nostri occhi non è sempre uguale, è la nostra mente che la rende sempre bianca. Il colore della luce si misura con la temperatura della sorgente che la emette, in gradi kelvin: la temperatura colore.

Le pellicole per luce diurna sono tarate a circa 5,200 kelvin; quelle per interno a 3,800 kelvin

A seconda delle diverse condizioni di luce, servono dei filtri per compensare la temperatura cromatica: i filtri di compensazione cromatica (v. guida all'acquisto) sono tantissimi ma, in assenza di un termocolorimetro, quelli praticamente usabili sono quelli per la conversione da luce diurna a luce atrificiale o viceversa; l'adattamento delle dominanti cromatiche rimanenti, nel caso di pellicole a colori per la stampa, viene ormai fatto con buona approssimazione, in fase di stampa.

 

Latitudine di posa

Quando scattate, la pellicola registra luci ed ombre nella stessa immagine. La capacità di continuare a registrare particolari nella luce più alta e nelo scuro più intenso si chiama latitudine di posa.

Quando vi capita di scattare ritratti nella luce più intensa del meriggio estivo vedrete che le ombre sono scure e profonde, le alte luci sono abbaglianti e bruciate: bene, avete scattato una immagine con latitudine di posa maggiore di quello che poteva sopportare la pellicola!

La latitudine di posa delle pellicole aumenta con la sensibilità e implica una diminuzione della capacità di contrasto della pellicola.

 

Film a colori

Sono le pellicole per la stampa. Ve ne sono di tutti i tipi: da luce diurna (daylight, di uso generale), da interno (apposta per foto a lume di candela!), alta e bassa sensibilità, a forte saturazione cromatica per foto iperrealiste, a basa saturazione per l'incarnato, a leggera predominanza del verde per le foto naturalistiche (tipica la Velvia), a leggera predominanza rossa per i ritratti (come la maggior parte delle Kodak), ecc. Detto questo, per il 95% delle foto da stampare, la pellicola è quella che viene data a gratis dallo stampatore stesso; e funziona benissimo! ve lo posso assicurare.

 

film invertibili

Sono le pellicole per le diapositive. Rispetto alle pellicole per la stampa costano molto pìù care, hanno una latitudine di posa minore, costano un occhio della testa di sviluppo e intelaiatura e necessitano del proiettore e dello schermo per essere viste (il che vuol dire che potreste essere a rischio di perdere molte amicizie, correndo queste ultime il rischio di essere martoriate dai vostri "slideshow"!) e che hanno anche il difetto di essere apparati che costano cari.

Ma il risultato, se le vostre foto sono appena decenti, è impagabile.

Inoltre le diapositive, nel passaggio in digitale, danno il miglior risultato cromatico tanto che, se siete abituate a fotografare in chimica e poi di passare su digitale, le pellicole invertibili sono le sole decentemente usabili.

 

film bianco/nero

Passione del tempo che fu, le pellicole in bianco/nero sono ormai una rarità: le trovate soltanto nei negozi più forniti e anche lì l'assortimento è spesso limitato. I film b/n sono reperibili fino a sensibilità altissime, la loro latitudine di posa - strutturalmente molto ampia - può essere governata impostando manualmente la sensibilià della pellicola e agendo in fase di sviluppo del film: sovraesponendo e sottosviluppando si diminuisce il contrasto e la latitudine aumenta, sottoesponendo e sovrasviluppando si ottiene in contrario.

Di fatto, l'uso della pellicola b/n presuppone che tutto il processo di fabbricazione dell'immagine sia fatto manualmente con un continuo controllo di tutti i parametri che governano l'immagine: un affare da impallinate e che per dipiù hanno un sacco di tempo a disposizione.... Tuttavia, se sapete percepire il fascino del bianco nero, esso è impagabile.

Il bianco nero riconduce alla forma prima, essenziale, delle cose e delle persone; l'assenza del colore evidenzia i volumi e cambia il senso dell'immagine. Saper vedere in scala di grigi senza il colore è difficile, richiede molto esercizio e il possasso di tecniche complesse per trattare l'immagine il tutti i suoi stadi.

 

 

scegliete la vostra pellicola!

Ogni emulsione ha un suo particolare comportamento in risposta alla luce. Ci sono quelle che saturano i colori all'inverosimile per le foto d'effetto, quelle che hanno una rispsta studiata per rendere al meglio l'incarnato per i ritratti, quelle con risposta calibrata sul verde per le foto naturalistiche; ci sono emulsioni che privilegiano la fedeltà cromatica anche a costo di colori poco saturi; quelle che privilegiano il contrasto e quelle che massimizzano la latitudine di posa, e via così.... Imparare a maneggiare una pellicole nelle più varie situazioni richiede tempo e un sacco di rullini sprecati o quasi: val la pena allora usare sempre le stesse due o tre pellicole, imparare come funzionano, e usarle a ragion veduta!

 

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Flash, illuminatori e riflettori

La luce naturale non è sempre disponibile nei modi e nelle misure desiderate. E allora? Piuttosto che rinunciare all'immagine, si scatta lo stesso ma è anche possibile, entro certi limiti, governare la luce o i colori mancanti attraverso l'uso di fonti di luce in aggiunta o a complemento di quelle naturali.

Con i flash e gli illuminatori principalmente si di prova a dominare i due aspetti della luce: il bilanciamento cromatico e il bilanciamento delle ombre.

Il bilanciamento cromatico.

Se la luce è troppo rossa (per es al tramonto) o troppo blu (il mezzogiorno al mare d'estate), oltre che i filtri, possimo mettere "dell'altra luce", con un colore un po' diverso, e cercare il nostro risultato mischiandole

 

Il bilanciamento delle ombre

Tutti hanno fatto la foto degli amici davanti al monumento di turno sotto il solleone estivo. E tutti sanno che ne vengono fuori facce scolpite da ombre nere come il carbone e con i tratti in dura evidenza.

Per rimediare, per schiarire le ombre date dalla luce netta, serve una fonte di luce aggiuntiva, in direzione diversa da quella principale, che vada a schiarire le ombre.

 

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Camera oscura e camera chiara

 

 

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slide show

 

 

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