DOCUMENTI
(N. Nangeroni)
Storico articolo che descrive, spiega e sistematizza il concetto di transgender. Per la prima volta tradotto in italiano dall'originale di Nancy Nangeroni, esponente di spicco del mondo T statunitense.
(A. Lawrence)
unica traduzione completa in italiano dei due discussi (e famosi) articoli della Anne Lawrence sull'autoginefilia
Questi sono Gli standard of care per la transizione internazionalmente accettati. Tutte noi e tutti i professionisti a cui ci affidiamo li dovrebbero conoscere a menadito.
Gli standard of care applicati in Italia praticamente da tute le stutture di supporto alla transizione.
La guida per gli utenti del Saifip - il servizio dell'ospedale San Camillo di Roma di aiuto alla transizione
(R. Green)
La sola ricerca clinica fatta negli ultimi trenta anni sui figli delle persone transessuali.
(Atti del convegno del Centro Progetto Donna - comune di Milano 1990)
Con gli interventi di G. Sala, A. Perrotta, D. Nardacchione, R. Ribali, G. Bravi, A. Cattabeni, A. Salvini, R. Lanzillo, M.M. Maiga.
Un sacco di anni fa, ma ancora molto attuale.
(tesi di laurea di A. Antolini - non pubblicata - Univ. di Roma aa. 1999-2000)
Transessuali iperdonne e transessuali donne con testimoninze di donne trans e trav)
Analisi del trinomio "transessualità-prostituzione - devianza"
...il giorno che intendete dirlo a vostra moglie, non aspettatela a casa in parrucca bionda, calze a rete, e scarpe di vernice rossa con tacchi di 20 centimetri...
PILLOLE: gli scritti della sottoscritta
- FtM: i transessuali invisibili
- Ancora Freud?
Pagina dedicata al travestitismo e alle sua peculiari manifestazioni
UN PO' DI STORIA
Il primo caso di transessualità è stato descritto da Frankel nel 1853 ma il termine "transessuale" viene usato per per la prima volta da Hirschfeld nel 1923.
Nel 1949 Cauldwell conia la "psychopathia transexualis" (stato d’animo caratterizzato da angoscia relativa al rifiuto del proprio sesso anatomico).
Del 1951 è il primo caso di operazione di riassegnazione sessuale (da Gorge a Chrestine Jorgensen): famoso e di grande scalpore.
Benjamin nel 1953 riprende il termine "transessuale" e lo amplia nel suo trattato "Il fenomeno transessuale" del 1966. In questo trattato Benjamin descrive la
transessualità come una nuova sindrome, distinta da altri disturbi dell’orientamento sessuale.
Nel 1971 Laub e Fisk, introdussero il termine “disforia di genere” che si riferiva a tutti i soggetti con
problemi legati all’identità sessuale.
Nel 1974 che Person e Ovesey introdussero la ormai ben nota distinzione tra transessualismo “primario”
(esistente fin dalla prima fanciullezza) e “secondario” (in epoca post-puberale).
Negli ultimi decenni al termine Transessualismo si è andato sostituendo il concetto di “Disturbo
dell’identità di genere”(DIG) che riguarda un range di disordini più ampio rispetto a quello che, storicamente,
veniva definito “transessualismo” (DSM-IV R).
Bibliografia
Diagnostic and statistical Manual of Mental Disorders (Third Edition Revised), Washington, DC.
American
Psychiatric Association, (1994), Diagnostic and statistical Manual of Mental Disorders (Fourth Edition),
Washington, DC.
Benjamin, H., (1953), “Transsexualism and transvestitism as psychosomatic somato-psychicsyindromes”, American Journal of Psychotherapy, 8, 219-230. Benjamin, H., (1966),
The Transsexual phenomenon, New York, Julian Press, tr.it: Il fenomeno transessuale, Astrolabio, Roma, 1968 Dèttore, D., (2001)
“The transsexual syndrome in males: primary transsexualism”, American Journal of Psychotherapy, 28, 4-29.
CONTIAMOCI
Quante sono le persone transessuali in Italia?
Non ci sono numeri esatti ma solo stime. Ecco una review delle più accreditate (per quel che vale)
DSM IV: 1 maschio su 40,000 e una femmina su 150,000. Pari a 750 mtf e 200 ftm.
OMS: 1 maschio su 100,000, 1 femmina su 150,000. Pari a 300 mtf e 200 ftm.
ONIG (dott.ssa F. Fulceri): circa 2,000 persone in Italia, tra mtf e ftm già sottoposte ad operazione.
Cohen-Kettenis (Academisch Ziekenhuis Utrecht), basandosi sulle cartelle cliniche degli ospedali psichiatrici tedeschi,
parla di 1 maschio su 24,000, 1 femmina su 100,000, in accordo con le stime ONIG.
HBIGDA. L'Harry Benjamin Association riporta i dati (1990) del servizio sanitario Olandese di 1 maschio su 11,900 adulti e di una femmina su 30,400 adulti. Riferito alla popolazione italiana, significherebbe 4,500 transessuali fra maschi e femmine.
La mia stima personale è di circa 6000 transessuali.
Secondo l'ONIG, nelle strutture pubbliche ci sono stati circa 1500 interventi di riassegnazione dall'applicazione della legge.
A queste vanno aggiunte le persone che scelgono interventi all'estero o in forma privata con una stima di circa 2000, in coincidenza con l'ONIG
A queste però vanno aggiunte quelle che sono in iter di transizione e quelle che hanno scelto di non fare la RCS e,
benchè transessuali, di mantenere i documenti di origine; la stima - basata sulla conoscenza del mio mondo
- è che per ogni persona operata ve ne siano due in attesa o che non si opereranno mai per ogni operata: totale circa 6,000 persone.

Sesso e genere
Sesso biologico e genere sessuale sono due cose ben diverse.
Il sesso biologico è dato dalla propria combinazione di cromosomi X e Y, si forma alla nascita ed è
biologicamente determinato (problemi di combinazione cromosomica compresi).
Per "sesso" inoltre si intende la caratterizzazione genitale (il fenotipo) delle gonadi che
determinano le funzioni riproduttive.
Il genere fa riferimento alla mascolinità e femminilità che vengono definiti attraverso il
modo di mostrare e comunicare l'insieme delle caratteristiche normalmente associate al sesso biologico
di appartenenza: dai caratteri sessuali secondari, agli abiti e ornamenti per il corpo, il ruolo sociale
fino agli apparti gestuali e allo stile di comunicazione interpersonale.
In altre parole mascolinità e femminilità poco c'entrano con il proprio sesso biologico anche se
usualmente esse sono in sintonia.
L'origine del sesso e del genere.
La determinazione del sesso avviene alla fecondazione ed è determinato dalla combinazione dei cromosomi
sessuali.
I gameti (cioè le cellule sessuali, 'uovo' nelle femmina e 'spermatozoo' nel maschio) portano un numero
di cromosomi (cariotipo) dimezzato: negli umani 23 invece di 46 per mezzo della meiosi cellulare.
L'ovulo ha un cromosoma X, lo spermatozoo o un cromosoma X o uno Y. Con l'accoppiamento 'sessuato'
(cioè con fusione di materiale genico) daranno origine ad un individuo diploide (lo zigote, 2n) con
cariotipo pari a 46 cromosomi; a seconda dell'apporto dello spermatozoo, lo zigote sarà un individuo XX
di sesso femminile o un XY di sesso maschile.
Secondo alcuni studi, l'influenza del corredo cromosomico gioca un ruolo essenziale fin
dalla fase embrionale del feto nella definizione e regolazione del complicato sistema di produzione
ormonale che sovrintende lo sviluppo sia del sesso che del genere. Il sistema ormonale influenza lo
sviluppo del cervello e pare influenzi fin dalla fase fetale lo sviluppo del senso del proprio genere.
Il corretto processo di sviluppo è influenzato sia dalla produzione ormonale stessa che dalla propria
sensibilità all'influsso ormonale.
In situazione normale, lo sviluppo "in fase" del sesso - governato dai cromosomi - e del sistema
ormonale, verso cui i cromosomi hanno funzione di avvio, producono corrispondenza fra il proprio fenotipo
(maschile o femminile) e il proprio genere di appartenenza. Anche non considerando le possibili anomalie
cromosomiche, anche piccole differenze nella messa in fase del sistema ormonale, possono condurre a differenze
fra il proprio sesso e il genere.
E' sperimentalmente accertato che anomalie endocrinologiche generano cambiamenti nella morfologia del cervello dei gatti e dei topi. Per l'uomo è accertato che gli androgeni e gli ormoni ovarici agisono con effetto di differenziazione sessuale a livelli di sistema nervoso centrale, sia dal punto di vista morfologico che funzionale: in particolare gli estrogeni paiono avere un forte impatto nella differenziazione sessuale del sistema nervoso centrale.
Nell'attuale stato delle conoscenze tuttavia non sono note le cause delle differenze
di sviluppo
ormonale,
anche se appare ragionevolmente accertato che si evidenziano attorno al terzo mese dello stato fetale.
(Kawata M, Neuroscience Res. 24:1-46 1995,'Roles of Steroid Hormones &
their Receptors in Structural Organisation in the Nervous System'. - Neil J. MacLusky NJ & Naftolin F,
Science, 211:1294-1302, (1981) 'Sexual Differentiation of the Central Nervous System' - P. E. Chappell et al. 'Endocrine
Defects in Mice Carrying a Null Mutation for the Progesterone Receptor Gene'
Endocrinology, October 1997 -J ulia Rucklidge 'INCORPORATING ESTROGEN'S MASCULINIZING ROLE' psycoloquy.95.6.18.sex-brain.2.rucklidge 1995).
L'organo che appare come critico nello sviluppo sessuale è il cervello, non i genitali...
(William Reiner : "To be male or female - this is the question")
Androginia genica
Molte possono essere le anomalie che colpiscono sia la combinazione dei cromosomi sessuali durante il
concepimento sia il regolare corso dello sviluppo ormonale intrauterino.
Le anomalie relative al sesso possono (raramente) dipendere da una
configurazione cromosomica particolare come XXY, XYY, XO, o un puzzle di
diverse combinazioni dei cromosomi sessuali nei vari organi del corpo. Le
combinazioni sono parecchie e in alcuni casi anche gravemente invalidanti
fino al rischio di non sopravvivenza del neonato; nel caso invece in cui gli
effetti non sono immediatamente visibili (e non diagnosticati alla nascita),
si parla di intersessualità.
Il caso più comune di intersessualità è quello della
sindrome da insensibilità agli androgeni (AIS: Androgen Insensitivity
Syndrome). In questo caso il corredo cromosomico è maschile (XY) ma il feto
è - per diverse ragioni - insensibile agli androgeni e quindi non vi è
mascolizzazione. Nel caso di AIS completa (c-AIS), l'apparenza alla nascita
è quella del sesso femminile, la crescita avviene generalmente come bambina
e la sindrome può venire diagnosticata solamente alla pubertà quando non
appare il ciclo mestruale; infatti le donne XY non hanno utero, vagina
mancante o a sviluppo incompleto, testicoli atrofici e interni.
Nei casi di AIS parziali (p-AIS) le possibili combinazioni di forme genitali sono le più varie, e
l'assegnazione del sesso (e quindi del genere) alla nascita avviene indifferentemente sia come
maschio che come femmina.
In ogni caso, evidenze cliniche nostrano che gli individui AIS, cioè le donne XY, hanno sviluppo
mentale tipicamente femminile fin dalla nascita.
Attualmente esiste, e sta avendo un certo seguito, l'ipotesi
che la disforia di genere abbia una certa affinità con sindromi AIS: si
presuppone qualche forma di squilibrio nello sviluppo ormonale durante i
primi mesi di sviluppo fetale che impatta sullo sviluppo dell'identità di
genere ma non nello sviluppo delle gonadi e della forma fisica.
Tale spiegazione viene applicata sia agli individui XY (maschi con sviluppo dell'identità di genere
di tipo femminile) che agli individui XX (femmine con sviluppo dell'identità di genere di tipo
maschile).
Anche se al momento quest'ipotesi è solamente una teoria, essa spiega, almeno qualitativamente,
perchè la disforia appare colpire di più gli individui di sesso maschile che le donne ed inoltre ha
il pregio di evidenziare che il centro dello sviluppo dell'identità di genere è una
questione di mente e non di genitali.
Identità di Genere
L'identità di genere, cioè la profonda adesione alle forme, abiti, usi e modelli associati al sesso
di appartenenza ha radici profonde; probabilmente - come detto sopra - esiste una radice biologica,
governata dall'equilibrio ormonale nelle prime settimane di sviluppo del feto.
La definizione della propria identità passa attraverso il riconoscimento del se, di come ci si
auto-percepisce e attiene a tutti i modi di espressione e auto-espressione che definiscono
l'individualità della persona. Insomma si può dire che la propria identità è la propria esistenza!.
L'assegnazione del genere in base al sesso.
Anche se il meccanismo di identificazione del genere è complicato e abbastanza disgiunto dalla
determinazione del sesso e anche se l'ampiezza e numerosità delle possibili
varianti di appartenenza di genere è molto ampia, l'identificazione del genere in base al sesso
funziona più o meno bene nella maggioranza dei casi tanto che non ci si pone il problema se il
neonato ha genere del tutto congruo con l'apparenza dei caratteri sessuali. Per definizione alla
nascita viene assegnato il genere corrispondente al sesso e basta. Talvolta però l'assegnazione del
genere per inferenza dal sesso non funziona e ci possono essere, ci sono, casi di non congruità fra
sesso e genere: disforia!
Genere e sessualità.
Lo sviluppo delle preferenze sessuali, cioè l'individuazione delle altre persone oggetto della propria
attrazione, è questione abbastanza disgiunta sai dal proprio sesso che dal proprio genere anche se
la sessualità - latu sensu - non è disgiunta dai motivi profondi della propria percezione di genere.
Il fatto che complica il discorso è che attualmente le preferenze sessuali sono definite in base al
sesso di appartenenza e non al genere e che la definizione di preferenza sessuale trascende del tutto
dalla modalità con cui la preferenza si esplica.
omo - etero
Attualmente la definizione di preferenza sessuale è basata sul sesso genetico della persona. Si indica
con "eterosessuale" chi, indipendentemente dal proprio genere, ha preferenza per il sesso
opposto al suo; "omosessuale" chi ha preferenze per persone el proprio sesso
e "bisessuale" chi non ha particolari orientamenti. |
Qual'è la molla che fa scattare l'attrazione? quanto attrae l'altro perché tuo complementare e quanto
perché immagine di te? Se si tenesse conto di questi due ultimi punti credo che il quadro si
arricchirebbe (e complicherebbe) di parecchio e immagino che gli intrecci con il transgenderismo
sarebbero ben più corposi ed evidenti. E questo senza ancora entrare nella stanza delle parafilie....
Altra questione ancora è il ruolo assunto durante la relazione sessuale... e qui la cosa è ancora più
complicata. Se è vero che l'amore si fa prima di tutto col cervello, è sicuro che il proprio genere
gioca un ruolo significativo!
E così nascono una incredibile varietà di combinazioni per cui le attuali definizioni di
"etero", "omo" o "bi" risultano del tutto inadeguate e, spesso,
fuorvianti.
E' evidente che uno dei più forti motori di attrazione sessuale siano i "caratteri sessuali
secondari", ovvero le "forme" esterne, l'abito insomma.
Al dunque l'attrattività di
una donna e di una trans sono equipollenti agli occhi di chi ha attrazione per quelle forme (attenzione!: parlo di attrattività, non del gioco sessuale sotto
le lenzuola) chi ama i bicipiti nerboruti e le mascelle volitive, è attratto dagli attributi di genere,
non dal sesso di chi quegli attributi mostra. Da questo punto di vista - generalizzando - si potrebbe
dire che l'attrazione verso le forme femminili da parte di una T* (m2f) ha componente "lesbica",
indipendentemente se dal punto di vista sessuale si tratta di "omo" (T* verso T*) o "etero" (T* verso F).
La disforia di genere - manifestazioni
L'infanzia
Dalla esperienza personale della quasi totalità delle donne transessuali, il Disturbo di Identità di Genere mostra le sue avvisaglie nell'infanzia: raramente tuttavia tale disturbo viene identificato e clinicamente diagnosticato. 
Infatti è raro che un bambino abbia percezione dell'incongruenza fra genere e sue caratteristiche sessuali.
Anche se alcuni bambini cominciano a mostrare tratti comportamentali "disforici" nell'infanzia, i sintomi di difficoltà con il genere stabilito alla nascita non necessariamente sono collegabili a disforia oppure, anche se si tratta di sintomi disforici, quasi sempre non sono compresi neppure dagli individui stessi.
In ogni caso la predisposizione al transgenderismo e transessualismo non viene cancellata attraverso costrizioni educative e neppure attraverso trattamenti psicologici o psichiatrici anche precoci; tuttavia, se predisposizione vi è, i fattori sociali possono rappresentare rilevanti fattori di pressione tanto da richiedere appoggio psicologico.
Lo sviluppo e l'età adulta
Generalmente si comincia ad avere chiara percezione della discrepanza fra il proprio genere e il sesso con la pubertà e lo sviluppo delle caratteristiche sessuali secondarie.
E' il periodo in cui la pressione sociale per l'assunzione del ruolo dato dal proprio genere comincia a crescere. La famiglia e le istituzioni sociali in genere, richiedono e creano aspettative crescenti attorno al ruolo del genere assegnato in accordo al sesso.
Alcune persone riescono, in un modo o nell'altro a conciliare il disagio da identità di genere con la propria apparenza e il proprio sesso; altre cercando disperatamente di di costruirsi una identità che non è la loro, crescono mettendo su famiglia, diventando padri e vivendo una vita da maschio in corpo d'uomo con una mente non congrua e covando sempre dentro un latente malessere. Che prima o poi esplode.
Il malessere può diventare così forte da generare stato di infelicità costante e può arrivare fino a tentativi di suicidio (prima causa di morte fra le persone transessuali).
L'artificialità della situazione porta queste persone a cercare soluzioni per ridurre la differenza fra quel che si pensa di essere e quel che si vede che si è, intraprendendo iniziative fra le più varie (dalla depilazione più o meno continuativa, all'abbigliamento, alla chimica fino alla chirurgia) per riconciliare corpo e mente.
Il Disturbo di Identità di Genere, nonostante possa essere associato a situazioni di grande stress, non dipende da cause psicopatologiche o da disturbi mentali, ma può essere spiegata come una normale risposta all'incongruenza fra l'identità di genere - che si genera nella mente - e il genere assegnato in accordo con il sesso biologico. Quindi una "transizione" per vivere nel genere riconosciuto come proprio nella mente può divenire la sola via per risolvere il tormento che la disforia genera. Il percorso di transizione spesso necessità di una assistenza psicologica in parallelo a quella medica per il riallineamento fra il sentire mentale e l'aspetto fisico comprendente terapie ormonali e interventi chirurgici.
Si noti che una transizione segna il cambiamento di ruolo sociale fra l'essere maschio o femmina, ovvero il processo non cambia l'identità di genere dell'individuo, semmai lo la conferma!
A causa del fatto di una migliore aderenza del proprio aspetto con la percezione di se, tutte le ricerche indicano che i trattamenti di femminilizzazione sono visti come un successo: tutte le ricerche di follow-up post-operatorio per gli individui transessuali mostrano livelli di soddisfazione bel oltre il 90%. Le RSC sono fra le attività mediche a più alta percentuale di successo!
Le manifestazioni comportamentali
La manifestazione più eclatante del comportamento da disforia di genere è il travestitismo, cioè l'abitudine più o meno continuativa e consolidata ad indossare abiti dell'altro sesso ed ad assumerne modi di espressione e comportamenti.
Il travestitismo come sintomo di Disturbo di Identità di Genere non va confuso con il feticismo da travestimento di origine parafiliaca, anche nella sua forma di "travestitismo feticistico con disforia di genere"
Travestitismo e Transessualità, pur essendo fenomeni contigui e con area di confine incerta, sono cose molto diverse.
Sui comportamenti e gli usi sociali nella transizione
Nella quasi totalità dei casi il "sentire se stessi" femminili necessità una qualche forma di manifestazione o trasformazione per assumere ed avere oltre all'identità mentale, anche un congruo aspetto fisico: la "transizione".
Nasce una donna. Prima di tutto bisogna fare chiarezza con se stesse. Bisogna rispondere con onestà fra se e se a qualche domanda:
- chi davvero sento di essere dentro di me?
- qual'è il genere che più si avvicina a quel che sento di essere?
- che ruolo di più mi si attaglia alla mia vita?
Se davvero sei donna dentro di te, tirarla fuori e farla nascere non è impresa da due soldi.
Qui di seguito mi limiterò a una breve lista dei problemi connessi ai comportamenti e usi sociali prevalenti per le donne transessuali.
Distinguo due problemi: quelli relativi al proprio comportamento e quelli attinenti alle relazioni sociali.
In sostanza la base del comportamento individuale è quella di assumere costantemente vesti e modi femminili.
Bisogna imparare prima di tutto ad accettare il fatto che si è così, con una componente femminile ineliminabile; poi bisogna imparare a indossare con regolarità indumenti femminili, curare l'aspetto della pelle, depilare il corpo, truccarsi e in generale rendere naturali - perchè usati normalmente - gestualità e modi di fare femminili. In una parola essere pensare e comportarsi continuativamente da donna.
Ricordate: transessuali si nasce, uomini o donne si diventa!
Come si può facilmente capire, questo esclude immediatamente la pratica di atteggiamenti provocanti, eccessivi o estremi che possono anche essere assunti una tantum ma che non fanno certo parte del bagaglio quotidiano della propria vita femminile.
Tutto qua. Semplice da dire, difficile o come minimo talvolta complicato da mettere in pratica con continuità se null'altro fosse che per i problemi di relazione sociali...
Visti dagli altri
Accettare una vita en femme per se non basta: bisogna ricordarsi che è necessario lavorare per guadagnare il giusto per vivere; è necessario avere un minimo di relazioni sociali e non si possono dimenticare parenti e familiari che continuano ad esserci (quante storie so di persone che sono stati lasciati o hanno dovuto lasciare genitori, mogli e figli!).
In più bisogna mettere in conto che talvolta anche entrare in un supermercato per fare un po' di spesa può diventare un problema.
Vi sono storie ed esperienze più svariate: da chi è riuscita a mantenere lavoro, ruolo sociale e rapporti con famiglia parenti e amici a chi, per seguire la sua natura, ha perso tutto e, reietta, è finita su un marciapiede. In ogni caso per nessuna si tratta di storie facili.
In altre parole si tratta di capire come comunicare e condividere la propria natura con le persone e le situazioni che ci stanno vicino mettendo in conto che qualcuno lo perderai, qualcun altro ti resterà vicino e con altri ancora il legame potrà perfino rafforzarsi.
Nulla è garantito nel percorso di transizione e le sorprese che si incontrano sono infinite: persone e situazioni verso cui avreste scommesso, vi gireranno le spalle; altre, verso cui mai avreste creduto, vi saranno sorprendentemente vicine.
Tutti però vi diranno che avete avuto gran coraggio. E questo è vero.